Il Gruppo di Rodi; come il governo italiano li consegnò ad Adenauer. - nicolaancora.it

Il Gruppo di Rodi; come il governo italiano li consegnò ad Adenauer.

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Di Nicola Ancora

Il compositore e l’ufficiale nazista avevano un cognome quasi uguale, se non fosse per la vocale e l’estro che li differenziava. Wagner componeva, Wagener ordinava.

Hitler, come anche altri nazisti, si diceva attratto dalle melodie wagneriane e anche dal suo amore per gli animali; il fuhrer e il compositore avevano in comune l’essere vegetariani. In realtà, Hitler divenne vegetariano dopo la morte di sua nipote Gili, già sua amante, il 19/09/1931.

Confesserà al Capo di Stato Maggiore Wagener, dopo la morte di Gili “di aver superato l’impulso al possesso fisico di una donna e di dedicarsi da quel momento solo ai tedeschi e al futuro della Germania”.

Fu una morte che segnò uno spartiacque nella sua vita.

Otto Wagener, al quale fu affidato il comando dell’Isola di Rodi, si macchiò insieme ai suoi uomini (cd. Gruppo di Rodi) di crimini contro la popolazione civile e l’uccisione di una ventina di italiani nei campi di concentramento che lui stesso fece costruire nell’isolotto greco; uno al nord, al centro e al sud.

La barbarie nei confronti di italiani ed ex militari, che dopo l’8 settembre 1943 preferirono darsi alla macchia, si riversava anche sui rifornimenti che la Croce Rossa mandava ai prigionieri.

I capi di imputazione ai quali Otto Wagener e i suoi otto uomini dovevano rispondere era concorso in violenza con maltrattamenti ed omicidio contro privati cittadini italiani e violenze contro prigionieri di guerra italiani.

A segnalare questi episodi, che altrimenti sarebbero rimasti nel dimenticatoio, furono i britannici, che li consegneranno alla giustizia italiana dopo la richiesta fatta nel novembre 1946.

Il processo iniziò il 20/09/1948 e terminò il 16/10/1948 con la condanna dei quattro uomini; Otto Wagener, Herbert Niklas, Paul Walter Mai, Johann Felten. All’Italia venne concesso di richiedere e, poi, processare, fino al 1947, per la Germania, e fino al 1948, per l’Inghilterra, gerarchi e militari nazisti che si macchiarono di efferatezze contro civili e soldati italiani.

Quelli con grado elevato, a partire da Generale di divisione, erano processati dalla giustizia militare britannica (vd. il processo a Kesserling).

I quattro vennero rinchiusi prima a Forte Boccea ove conobbero il prelato, già rettore del Collegio Teutonico di S. Maria dell’Anima a Roma, Alois Hudal e anche il colonnello Herbert Kappler.

Il loro incontro sarebbe continuato anche successivamente, nel reclusorio militare di Gaeta. A condanna definitiva i quattro nazisti vennero rinchiusi dal 1950 al 1951 nel carcere del basso pontino, prima di essere graziati.

Della loro permanenza e del loro vissuto generale, come anche del loro ritorno in patria oggi abbiamo qualche documento che ci permette di capire come il governo Adenauer tramite il suo fedele Von Planitz e il governo italiano De Gasperi abbiano organizzato il ritorno dei nazisti nei minimi dettagli.

La consegna dei nazisti, secondo il conte ambasciatore Vittorio Zoppi, sarebbe dovuta avvenire nel modo più silenzioso possibile, da non far trapelare nulla alla stampa italiana; al fine di non creare un malcontento nella popolazione.

Chi per primo si fece promotore del rientro in patria del “Gruppo di Rodi” fu il Vaticano attraverso l’oscura figura di Alois Hudal, ammiratore di Hitler, fervente anticomunista; questi, in una prima lettera mandata nel novembre 1949, alla cancelleria tedesca sottolineava di come il governo tedesco “avrebbe dovuto preoccuparsi della sorte di Wagener e gli altri” in quanto tutti loro “avevano bambini e famiglia in Germania”.

La consegna da parte del governo italiano avrebbe rinsaldato i rapporti Italia Germania e formato una coalizione più ampia contro quello che era il nuovo nemico dall’est negli anni della Guerra Fredda. La stampa rimase all’oscuro di questa manovra politica per i successivi decenni; l’unica interrogazione parlamentare fu presentata nel 1954 dall’onorevole Rosini.

 

Sitografia:

http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/018bis/

http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/018bis/pdf012.pdf

 

 

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