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Il matrimonio di Kappler

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La sala colloqui del reclusorio ove Herbert Kappler era rinchiuso dal 1948 divenne il luogo simbolo del matrimonio con Annalise Wenger; la donna del “colonnello”.

Medico omeopata, la Wenger conobbe per puro caso la storia e la presenza di Kappler nel carcere militare di Gaeta. Quando apprese la notizia di un prigioniero di guerra tedesco ancora in carcere non poteva credere ai suoi occhi; com’era possibile, si chiedeva ?

Com’è stato possibile che siano state uccise 335 persone e i loro corpi ricoperti da macerie ? Mi chiedo.

Si conobbero più intimamente, affidando i loro pensieri all’unico modo con il quale avrebbero potuto conoscersi; le lettere. Erano spedite regolarmente da Soltau, dove l’omeopata viveva, e Gaeta.

Le prime lettere erano anonime e solo verso la fine del 1962 uscì dall’anonimato e appose sul margine inferiore il suo nome e il suo recapito.

La posta veniva recapitata a Kappler in giorni stabiliti e controllata da un censore, che conosceva la lingua tedesca e si recava nel tanto reclusorio militare il mercoledì e il sabato. Il primo incontro dal vivo lo ebbero nel marzo 1968 quando, per la prima volta, si recò in Italia. Non conoscendo bene l’italiano portava sempre con sè un dizionario.

Frequenti, da quel mese, divennero i viaggi da Amburgo a Roma, con la Lufthansa, e da Roma a Formia (LT) con il regionale.

“Ti porterò a casa” scriveva nelle lettere a Herbert; alla fine riuscì nell’impresa. I colloqui, dalla durata di due ore, che i due spesso avevano erano controllati da un censore. In uno di questi Kappler fece la propria dichiarazione alla Wenger.

Annalise e Herbert nel giorno del loro matrimonio

Lei, come scriverà più tardi nelle sue memorie, non era d’accordo inizialmente; non perché non l’amasse, ma poiché secondo un astrologo, che spesso consultava, nella sua vita ci sarebbe presto stato un secondo divorzio. Lei, come Kappler, veniva da un precedente matrimonio. Non avrebbe voluto più soffrire, ma alla fine scelse il sì. Il matrimonio, al di là di dare della burocrazia al sentimento, avrebbe facilitato le visite al carcere.

La data del rito civile era fissata: 19 aprile 1972. Quattro i testimoni; due avvocati della futura moglie del boia delle Ardeatine; Walter Reder e infine un militare di stanza a Gaeta; il tutto presieduto dal sindaco democristiano della città di Gaeta. I giornali del tempo ci descrivono un Kappler ansioso; la mattina del 19 si svegliò presto, fece i suoi 7 km quotidiani sul terrazzo vista mare del castello Angioino e un “sono pronto” detto al suo vigilatore. Ordinò e fece recapitare alla moglie delle rose, così come fece anche Reder; di quest’ultimo si ha anche il testo del bigliettino inviatole: “alles gute”.

Edda e Fritz, il cagnolino color marrone della Wenger, accompagnarono la futura consorte del colonnello al forte Angioino.

Il matrimonio suscitò polemiche; alcuni già vedevano in questo permesso concessogli, un lasciapassare per la libertà che, ricordo, ebbe quel ferragosto del 1977 quando la moglie lo fece evadere dall’ospedale militare di Roma “Celio”.

Una bella location per un matrimonio che non fu il primo ad essere stato celebrato tra le mura di un vecchio maniero.

“La donna, una giovane profuga della Venezia Giulia, soltanto lo scorso anno aveva appreso per caso che l’uomo da lei sempre amato e di cui aveva perduto le tracce si trovava nella cittadina campana. Gli sposi potranno iniziare la vita in comune tra quattro mesi. Entrambi sarti hanno deciso di rimanere a Gaeta”; scriveva un giornalista presente alla cerimonia.

Il nome del novello sposo era Natale Mastronardi; quello della sposa Margherita Visentin. A cerimonia conclusa si distribuirono confetti a tutti i detenuti presenti nel reclusorio, compresi Walter Reder ed Herbert Kappler. Era il 19 maggio 1959.

 

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