I graffiti “risorti”. Testimonianze di prigionieri nel castello di Calvi Risorta (CE) - nicolaancora.it

I graffiti “risorti”. Testimonianze di prigionieri nel castello di Calvi Risorta (CE)

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Calvi Risorta; il toponimo promette bene, anche la storia che c’è dietro. Oggi, piccola cittadina dell’Alto casertano, è rinominata per le sue bellezze culturali, paesaggistiche e culinarie; famoso è il guanto caleno, la cui preparazione e ricetta è riservata a donne esperte della frazione di Zuni. Eh sì, è composto da altre due frazioni; quella di Visciano e di Petrulo.

Il cielo plumbeo accompagna la nostra visita al vecchio castello medievale Angioino-Aragonese. C’è un ponte levatoio che fa ammirare dall’alto il fossato; anticamente era utile in caso di difesa. La struttura esterna e interna è frutto di ingenti restauri che gli hanno ridato lustro; terminati nel 2016.

A pianta quadrata, con quattro torri cilindriche, la sua costruzione si fa risalire al tempo della Langobardia Minor. Sembra una pozione magica medievale, ma, in realtà, era il Meridione d’Italia, al tempo del longobardi; è anche quella che resistette a Carlo Magno, almeno per un po’. L’impianto originario era ben diverso da quello attuale; costruzione lignea che, solo due anni dopo la costruzione, permise il divampare di un incendio; era l’anno 879 d.C.

Seguirono gli Angioini e gli Aragonesi; durante la dinastia di quest’ultimi il castello venne dotato delle attuali torri; blocchi di piperino nella parte inferiore e tufo, in quella superiore. L’arce totale insiste su un terreno tufaceo. Il castello ha avuto una frequentazione sino al 1700.

Esaminare le pareti, analizzarle e studiarle non solo possono rivelarci informazioni sul materiale di costruzione, ma anche sull’utilizzo che ne è stato fatto di un ambiente o di un altro.

Nell’Antichità, come anche nel Medioevo, non vi erano strutture costruite ad-hoc per accogliere detenuti, prigionieri o dove espiassero la loro pena; piuttosto locali dalle più svariate funzioni venivano utilizzati come “contenitori di uomini”, ripensando anche al motto di Ulpiano. Il prigioniero doveva semplicemente essere allontanato dalla “civile società”.

Pozzi, grotte, cisterne erano i luoghi più deputati nel rinchiudere chi, per le leggi del tempo, si fosse macchiato di un reato. Oggi, di quei periodi, ci rimane la locuzione “Sta al fresco” per indicare una persona soggetta a detenzione in strutture penitenziarie. Ebbene sì, le prime carceri (la parola deriva dal latino con il significato di recinto) erano luoghi bui, sotterranei e con un elevato tasso di umidità. Venne la volta anche dei sotterranei e delle torri; nel Medioevo. La torre, come le segrete era considerato un luogo sicuro ove rinchiudere il prigioniero ed evitare che fuggisse.

A Calvi, in una delle torri cilindriche, sono stati rinvenuti dei graffiti che confermano un’ipotesi già avanzata da altri studiosi, il prof. Lorenzo Izzo (gestisce il portale culturale online, www.lorenzoizzo.it), che sostenevano l’esistenza di un locale di prigionia interno al castello.

Non è stato semplice arrivarci; salendo dal piano nobile del castello e su gradini in pietra, si è arrivati ad un piccolo cancello che, aprendolo, conduce all’interno della torre. Lo spazio interno è circolare e si intravede la volta originaria. Una sola apertura, di medie dimensioni, utile al passaggio dell’aria quanto anche alla visione del bel paesaggio circostante.

Intorno le pareti corrono una lunga serie di graffiti che, visto il luogo, i temi iconografici e una prima analisi, risalgono proprio all’Età di Mezzo. Ne ho inventariati diversi. In questo articolo parlerò di mare, medioevo e prigionieri.

Ciò che accomunava, e forse accomuna ancora oggi, i prigionieri di un tempo di stanza nei più disparati luoghi d’Italia era l’inventiva artistica che li spingeva, vuoi per noia o vuoi per memento, a incidere un loro segno sulle mura.

Armato di un pennello, ho pulito la parete e, sotto una coltre di polvere, torna alla luce una galea (o galera) medievale ripresa, dal prigioniero, nei minimi dettagli; gli stessi che daranno un’ipotesi di datazione. Ma che cos’è una galea ?

Il nome, alcuni etimologisti, lo fanno risalire all’antico greco con il significato di pesce spada. Lignea, era caratteristica per la tanta manodopera a bordo addetta ai remi. Fino alla fine del XV secolo ad essere utilizzati come rematori erano persone stipendiate e che, autonomamente, decidevano di salire a bordo e salpare i mari.

Dal Tardo Medioevo in poi, ad essere utilizzati come rematori erano, piuttosto, prigionieri che si vedevano commutare la pena di morte in quella ad triremes (ai remi). La loro permanenza a bordo andava da un minimo di sette anni a tutta la vita. Erano facilmente riconoscibili dalla testa completamente rasata. Venivano chiamati galeotti. Questo stato di cose si sarebbe protratto fino alla fine del 1700 quando, con l’invenzione dei battelli a vapore, non c’era più bisogno della loro forza-lavoro. La razione di cibo che spettava loro consisteva in pane, cotto nell’arsenale, ammollato nel vino e nell’acqua. Turni estenuanti e quando dovevano riposare, venivano ammassati nella sentina (parte più bassa della galea). Chi era addetto al loro controllo prendeva il nome di sentinella. A mantenere la disciplina a bordo era l’aguzzino (dall’arabo, con il significato di sorvegliante) che, con gli scudisci sempre pronti, agendo su dettami del comito (uno dei più alti gradi a bordo dell’imbarcazione) era pronto a bastonarli.

Il prigioniero nella torre del castello di Calvi Risorta aveva sicuramente in mente questa imbarcazione, per averla incisa con tanta dovizia. Esaminando gli alberi (pali verticali che sostengono le vele), si nota che oltre ai tradizionali due (di poppa e di mezza) ce n’è un altro; quello di prua. Iniziò quest’albero a fare la sua comparsa a bordo delle galee verso la seconda metà del XV secolo.

Il Nostro con molta probabilità fu graziato e si vide convertire la sua pena capitale in quella ai lavori forzati e incise il suo futuro da galeotto sulle pareti di quella torre ove era momentaneamente detenuto prima di partire. Dato che soltanto sul finire del 1400 e inizi del 1500 i prigionieri iniziarono ad essere usati come manovalanza sulle galere e visto che l’albero di prua (raffigurato nel graffito) comparve dalla II metà del 1400 a seguire; la datazione vada collocata in un periodo che va dalla fine del 1400 ai primi due decenni del 1500 (fine dominazione Aragonese nel castello di Calvi).

 

SITOGRAFIA

http://www.rassegnapenitenziaria.it/cop/20343.pdf

Geltner, G., La prigione medievale, U

 

 

SITOGRAFIA

http://www.rassegnapenitenziaria.it/cop/20343.pdf

Geltner, G., La prigione medievale, Una storia sociale, Viella, 2012.

https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/G/galea.shtml

http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/16166/859388-1237692.pdf?sequence=2

www.lorenzoizzo.it

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