Come datare un’incisione. Metodologie e App a confronto. - nicolaancora.it

Come datare un’incisione. Metodologie e App a confronto.

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I graffiti rientrano tra le fonti iconiche, che una volta trovate vanno interpretate e collocate in un dato contesto temporale. È il contesto che dà contorni ad un’immagine, un graffito, un’incisione qualunque.

Il contesto può essere socio-culturale, l’ambiente in cui si vive e si cresce, ciò che vede, ciò che immagina, ciò che ha in mente. È il periodo storico a fare gli uomini e anche le testimonianze che essi lasciano.

Come ogni altra scienza, anche quella storica vuole una metodologia da seguire per arrivare a determinate conclusioni. Nei precedenti articoli è stato fatto l’esempio di Gaeta e del carcere militare ove, con la raschiatura delle pareti, mediante un bisturi, ha permesso, al sottoscritto, di rinvenire numerose scritte. L’intonacatura venne realizzata ad-hoc, da chi al potere, per occultare prove e testimonianze di chi in quegli ambienti è stato detenuto (celle risalenti al periodo borbonico) fino al 1970. 

Gli strati di intonaco vanno tolti lentamente e la procedura va sempre fatta non in maniera invasiva (dall’alto verso il basso), ma da destra verso sinistra. Questa modalità si è rivelata soddisfacente nelle ricerche e nella scoperta delle scritte. Si opera sulle pareti al pari di uno scavo stratigrafico in un terreno. Le testimonianze iconiche sono realizzate con utensili di fortuna (piccole pietre) o grafiti di fortuna. Rari sono stati i casi nei quali ho rinvenuto iscrizioni a mezzo di inchiostri.

Un’altra particolarità e non di poco conto; l’inchiostro nel tempo tende a legarsi maggiormente alla vernice più di quanto è stato notato per le scritte in grafite. C’è molta più possibilità nel recuperare e conservare iscrizioni in matita che quelle rese con l’inchiostro.

Altro modus operandi è l’incisione con punta acuminata sulle pareti e, in questi casi, anche con la sovrapposizione di diversi strati di intonaco, le sagome sono sempre visibili e, dunque, non richiedono particolari interventi.

In un’ex camerata ottocentesca del castello Angioino di Gaeta (sede del bagno penale, prima, e del reclusorio militare, dopo) sono state trovate raffigurazioni di due pistole con sopra incise delle lettere a mo’ di sigle; le iniziali dei reclusi con numeri di matricola. Quest’arma da fuoco negli anni è stata modificata, perfezionata nei diversi modelli prodotti nel tempo. 

Rinvenuta l’incisione, va prima inventariata sia fotograficamente che mediante uno schizzo su un foglio; scrivere l’ambiente nel quale è stata ritrovata, gli usi di questo e le prime impressioni. Notare ogni minimo dettaglio può portare ad un quadro più chiaro dell’insieme. Lo storico deve avere un buon occhio. 

Nel mio caso la difficoltà non è stata eccessiva; è bastato osservare la fattura della pistola; in particolare, il manico. Una volta che si ha una prima idea, ipotesi, questa va avvalorata. Vanno fatte ricerche negli archivi, fisici o digitali, e confrontare il ritrovamento con i vari modelli prodotti dalle industrie di armi. Per affinare la ricerca e giungere ad una conclusione realistica è sempre opportuno inserire, nel caso di una ricerca storica online, parole chiavi.

Nel caso in esame: pistola-ottocentesca-Napoli-Borbone-carcere. Sono giunto alla conclusione che mi trovavo davanti a una pistola ad avancarica tipica ottocentesca. Le iniziali erano i nomi del malviventi, i numeri (la matricola) e le pistole una chiara allusione al reato che li porto lì dentro. 

La tecnologia oggi è molto d’aiuto nella ricerca storica, sono state progettate diverse App che, anche se nate per scopi altri, si sono rivelate d’aiuto allo storico; una di queste è Google Lens. L’applicazione, prodotta da Google, scansiona l’immagine che si acquisisce nel database dello smartphone, per via diretta (fotocamera) o indiretta (download), e compara tutte le immagini presenti sul web con quella di partenza. I risultati, seppur ancora non del tutto certi, fanno ben sperare nel futuro della ricerca storica. 

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