Il primo obiettore cattolico di Napoli. La sua detenzione a Gaeta - nicolaancora.it

Il primo obiettore cattolico di Napoli. La sua detenzione a Gaeta

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Tempo di lettura 3 minuti

Di Nicola Ancora

Non solo Testimoni di Geova erano rinchiusi nel carcere militare di Gaeta, ma anche anarchici, condannati per insubordinazione, e obiettori in genere. Ai primi era riservato un intero dormitorio (detto camerata C); ai secondi, invece, spettava il cortile D.

Questo, a detta di molti ex militari di guardia e gli stessi detenuti, era il dormitorio con il più alto rischio di risse.

La storia che vado a raccontare è quella di un giovane, all’epoca poco più che ventenne, che decise di dire no per tre volte al servizio militare. Si sa naia e noia differiscono per una vocale; ma rifiutare comportava mesi e mesi, se non anni, di reclusione. Claudio Pozzi, di fede cattolica, non Testimone di Geova, seguendo il comandamento religioso non uccidere e ama il tuo prossimo preferì il temuto reclusorio all’indossare una divisa.

Solo qualche anno fa questa storia di vita divenne pubblica; con l’uscita, per i tipi della Gandhi Edizioni, di una raccolta memorialistica e di lettere scritte nei cinque mesi e dieci giorni di detenzione. Scrivere, sui muri o sui fogli, era considerato uno svago. L’unico modo per non rompere i rapporti con l’esterno era la penna.

Era l’aprile del 1972 quando Claudio si confrontò per la prima volta con le celle di isolamento. Chiunque varcasse il vecchio portone del castello Angioino avrebbe dovuto passare un periodo minimo di due giorni in isolamento; locali angusti, di pochi metri quadrati, con letto in legno (cd. tavolaccio), una finestra senza vetri e senza cielo; una sola apertura a mo’ di feritoia che garantisse il trapasso d’aria.

In quello status, di isolato, stette nove giorni; nove lunghi giorni, tra la cella 1 e la cella 18, tra vaso da notte, meridiane disegnate sulle pareti, per orientarsi nella giornata, e scodelle, come quelle date ai cani, per mangiare.

Andare ai gabinetti era consentito per tre volte al giorno; pochissimi minuti per pulire le gavette e svuotare il vaso con i bisogni all’interno. La notte, dormire era difficile. Ogni cella aveva anche una lampadina che proiettava all’interno di queste gattabuie una luce bianca simile a quella dei laboratori scientifici. Fastidiosissima, così come la definirono gli stessi secondini.

In una delle celle, forse quella che potremmo considerare de luxe, tutt’oggi è visibile un mobiletto (nell’angolo) ove poteva essere riposto il recipiente in plastica per i bisogni personali. In realtà anche le nostre nonne e bisnonne lo utilizzavano; era il comodino. Sebbene abbia perso negli anni l’ultima parte della parola; la funzione alla quale esso assolveva era di non far diffondere nell’ambiente il cattivo odore. Oggi ci appoggiamo lo smartphone; ma è pur sempre comodo !

La scelta di Pozzi fece discutere, era considerata un pericolo; se anche i cattolici avessero iniziato a seguire i TDG (Testimoni di Geova) nel rifiuto alla leva, sarebbe stata la fine. Non lo convinsero neanche le ripetute visite dei cappellani militari che lo rassicuravano di poter rispettare i comandamenti cattolici della non violenza anche nell’esercito; magari dietro ad una scrivania, firmando a sequestri, arresti ed altro. Ci sono tanti modi di fare violenza. Il libro di Claudio Pozzi

Da qui i cattivi rapporti, quasi come don Milani, con parte del clero favorevole a quello stato di cose.

Con l’approvazione della legge nel dicembre 1972 e il seguente riconoscimento all’obiezione di coscienza per motivi religiosi, etici e filosofici; molti di loro entrarono nelle file del servizio civile. Quest’ultimo, sebbene accettato dagli obiettori di fede cattolica, non era ben visto da quel ramo della religione quale i seguaci di Geova che, non scendendo a nessun compromesso (parola che pronunciavano quasi tutti davanti ai tribunali militari), continuarono ad essere arrestati.

Dopo cinquanta anni, il 9 gennaio 2021, contattato dallo storico contemporaneo Nicola Ancora, ritorna nel reclusorio che, in gioventù, segnò la sua e la vita di molti ragazzi; non più secondini, non più vigilatori, ma una moglie e tanti ricordi da raccontarsi.

 

One thought on “Il primo obiettore cattolico di Napoli. La sua detenzione a Gaeta”

  1. Carrozzini Renzo says:

    Testimonianze vere e preziose quelle del prof. Ancora.
    Io stesso so di un giovane romagnolo di nome Giovanni Locatelli incarcerato a Gaeta nei primi Anni 50 per obiezione di coscienza. Rimase in carcere per cica due anni.
    Renzo Carrozzini

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