Herbert Kappler e le rune nel carcere di Gaeta. - nicolaancora.it

Herbert Kappler e le rune nel carcere di Gaeta.

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Tempo di lettura 4 minuti

Il nazismo occulto

La storia del nazismo non può non tener conto dell’ideologia che, tra la fine del XIX e l’inizio XX secolo, trovò terreno fertile nella Germania Imperiale e del Terzo Reich dopo; quella volkisch. Questo pensiero, che oggi definiremmo populista, si basava fortemente sulle teorie della razza, predominio di quella ariana e che vedeva negli ebrei-comunisti orditori di complotti mondiali. In quegli anni iniziarono a tornare di moda le antiche saghe sui germani, la loro scrittura (rune), il culto di divinità naturali (paganesimo).

Con la fine della I guerra mondiale, le dure conseguenze della sconfitta teutonica e il trattato di Versailles crearono nel Paese un malcontento generale che ben favorì l’ascesa al potere del nazismo e di quella cultura populista e esoterica che c’era alle spalle. Dico esoterica perché, è fatto noto, il NSDAP (Partito nazionalsocialista dei lavoratori) nacque dalla società occulta Thule; i cui membri suggerirono, al futuro leader del partito, la svastica come simbolo del partito. Gran parte di quest’occultismo si evince anche dal trattato che Hitler, insieme a Rudolf Hess, scrisse nel carcere di Monaco dopo il fallito putsch del 1923; il Mein Kampf (La mia battaglia).

Le rune, le cui origini vengono fatte risalire al II d.C. in Scandinavia e le ultime testimonianze nel XVII secolo, avevano sia una funzione fonetica che magica. L’origine stessa di questa antica scrittura è fatta risalire ad Odino e al suo sacrificio; nove giorni e nove notti appeso all’albero della vita Yggdrasil. Per ottenere la conoscenza delle rune dovette, in pegno, sacrificare un occhio.

Lo stemma delle SchutzStaffel (SS) era dato da due sig-rune; diversi battaglioni delle Waffen SS avevano come simboli rune,  SS-Ehrenring (anello dato in segno di onorificenza) aveva diverse rune incise; per volere di Heinrich Himmler. Questi, come è ben noto, capo delle SS era fortemente appassionato dalla cultura occulta e mitologica. Credeva di essere la reincarnazione di Enrico l’Uccellatore, il primo re dei Germani, e credeva nel karma; come molti altri nazisti.

Prima di continuare, è bene sottolineare come le SS erano considerate, rispetto alle SA prima, un corpo d’élite. Chiunque fosse stato scelto, avrebbe dovuto seguire un corso di indottrinamento di sei mesi, dove si iniziava gli “adepti” all’arte della guerra, esercizi fisici, al razzismo e alle rune.

Il concetto induistico del karma era molto caro anche ad Herbert Kappler, detenuto a Gaeta dal 1948 al 1977, come lo era anche la cultura dell’esoterismo. Nella sua corrispondenza, edita da poco e in fase di studio approfondito dal sottoscritto, cita alcuni episodi nei quali fa uso delle carte e di altri espedienti per “leggere il futuro”. Tra i suoi studi preferiti vi era anche l’etruscologia; lo affascinava la cultura e la scrittura degli abitanti dell’Etruria (in merito, alcuni studiosi ritengono che tra l’alfabeto etrusco e le rune ci sia più di una somiglianza; una filiazione).

 

All’interno del castello Angioino di Gaeta, famosissimo più per  il periodo del reclusorio che quello medievale, negli ambienti riservati al personale militare e ai due detenuti Kappler e Reder sono state ritrovate, dal sottoscritto, tre rune, una scritta e una svastica. Nonostante i segni evidenti del tempo che ne compromettono anche la futura conservazione, sono ben distinguibili le rune Isa, Kaunaz, Othilaz e la scritta Karm; sulla destra un numero che apre a una nuova lettura della triade runica.

Isa è la runa della stasi, del ghiaccio e gli antichi oracoli del nord leggevano in essa un periodo di arresto forzato. Othilaz, l’ultima, simboleggia il culto degli antenati, la famiglia, la patria.

La runa centrale è Kaunaz; simboleggia la lettera K dell’alfabeto e, come ogni altra runa, ha un’ascendenza astrologica (possono essere consultate on-line).

La nostra cade in un periodo che va dagli inizi alla fine di settembre; Herbert Kappler nasce il 23 settembre 1907 a Stoccarda e il suo cognome inizia con K, la stessa che troviamo nella runa centrale. Prima di questa triade (tre rune una affianco all’altra) c’è la scritta karm (karma).

C’era consapevolezza del male fatto, della barbarie portata avanti nella Roma occupata da quel settembre 1943 e dei 335 fiati spezzati nelle Cave Ardeatine; da testimonianze raccolte si parla di un nazista “pentito” del male fatto; pentimento che confidava agli ex militari di guardia e personale militare del reclusorio.

Nella parte superiore è raffigurata una svastica inscritta in un cerchio; a sinistra una data che ci fornisce informazioni preziose sull’esecutore materiale delle iscrizioni.

Non tutti concordano

Come ogni scoperta, come ogni nuovo tassello delle ricostruzioni storiche, c’è sempre qualche persona che non concorda, che non tollera, che ignora o che tende a nascondere la verità storica di queste iscrizioni.

Si trovano incise nell’ala ex ufficiali e nelle vicinanze del comando militare; luoghi insomma frequentati dai due nazisti, sebbene scortati, e da decine di soldati di leva e non. Incise sulle pareti di un arco, non sono visibili da lontano, ma solo con meticolosità e avvicinandosi possono leggersi.

Incidere, far incidere delle iscrizioni runiche (linguaggio nazista per eccellenza) in un luogo di reclusione e disciplina significherebbe un non adeguato controllo dei due nazisti in quegli anni o trattamenti privilegiati che, come già affrontato in diversi articoli ripresi anche da Repubblica, avevano; facendo pesare ancora il loro essere alto graduati.

Ex militari di quegli anni che hanno lavorato nel reclusorio tendono, ancora oggi, a nascondere o, addirittura, ad attribuire ad altri la paternità di queste iscrizioni, che, ripeto, hanno una forte valenza simbolica tipica dei nazisti; che “parlano”, nella loro specificità, proprio di Herbert Kappler e del suo desiderio di scappare, di ritornare in patria dopo il periodo trascorso in carcere, seppur conscio del male fatto (qui; karm).

Ammettere e accettare, per molti ex militari, significherebbe confermare quei trattamenti di favore; meglio attribuire l’esecuzione a qualche militare di leva di quegli anni o, magari, a qualche intrufolato nel castello subito dopo la chiusura; è più comodo.

 

2 thoughts on “Herbert Kappler e le rune nel carcere di Gaeta.”

  1. Carrozzini Renzo says:

    Anch’io, quando ero ragazzino, ho subito la sofferenza di aver avuto il padre recluso a Gaeta per motivi politici. Era partigiano e antifascista e, cosa assolutamente assurda, era incarcerato nello stesso carcere dove erano reclusi i capi nazisti Kapler e Reder! Io stesso ricordo (ho 79 anni) di aver visto Kapler a Gaeta.
    Carrozzini Renzo

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