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L’arte di Gutenberg nel carcere di Gaeta

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Tempo di lettura 2 minuti

Di Nicola Ancora

Una storia vecchia che rischia di cadere nell’oblio. A Gaeta esisteva, nel 1900, una tipografia militare di notevole importanza. All’interno si produceva materiale tipografico destinato a corpi dell’esercito Italiano. A me, in prima persona, è capitato di ritrovare, in un lavoro di ricerca, dei documenti militari risalenti al I conflitto mondiale con la dicitura, margine inferiore, di stabilimento tipografico militare di Gaeta.

Spesso si trovava con l’aggiunta della variante di pena. Perché mai ?

Gli addetti ai torchi non erano operai specializzati, ma detenuti per reati militari che, sulla scia di quanto già avveniva per i detenuti civili nei bagni penali, avrebbero dovuto rendersi utili alla produzione del Paese in un certo qual modo (così come stabilì un decreto del 1853).

Il problema stesso della detenzione di un militare portò, nel 1822, alla costruzione del primo edificio di pena riservato a loro; sarebbe passato alla storia con il nome di catena militare. Bisognerà aspettare il 1840 per vedere cambiare il nome in reclusorio militare.

A Gaeta ce n’erano ben due di strutture penitenziarie; uno nella Caserma Sant’Angelo e l’altro nel Castello Angioino. Con la caduta del Borbone e la nascita del nuovo Governo unitario; vecchie caserme, monumenti, chiese vennero affidate al demanio e riconvertite all’uso. Prima di essere una caserma, e diventare nei primi anni del 1900 un Comando degli stabilimenti di pena, era un convento. Da luogo di preghiera a luogo di silenzio. Del tempo religioso rimane una bellissima chiesa consacrata al culto di san Michele Arcangelo, la cui statua si erge in altezza e larghezza suscitando una certa emozione.

Il castello Angioino, già sede del bagno penale ottocentesco, divenne una succursale del Comando più tardi, nei primi decenni del ‘900, dato il notevole aumento dei detenuti. La struttura è a pianta quadrangolare con un cortile interno. Nella parte superiore vi sono grossi ambienti, al tempo, destinati al pernotto dei prigionieri e, altresì, qualche sala lavoro.

Nella parte inferiore, invece, vecchi macchinari e tavole da lavoro. Vederli oggi fa un certo effetto; dove prima c’erano persone, oggi ci sono rovi. Restano ancora i vecchi macchinari tipografici, le vecchie forme, caratteri e tutto quel che non doveva mancare per un’officina tipografica.

Giornali su tavole di legno e cicche di sigarette danno l’impressione di un evento straordinario che ha indotto tutti alla fuga. Completano il quadro vecchie rotelle di ingranaggi che sembrano le stesse che compaiono sullo stemma del reclusorio di Gaeta; all’interno, infatti, ci sono richiami all’arte tipografica (una rotella con libro aperto) e all’ambiente naturale circostante (sole e mare) e al corpo militare (due fucili incrociati tra loro).

Tra inchiostro e ingranaggi è saltata fuori anche una damigiana di vino. Rispetto al castello medievale la capienza dei reclusi all’interno della sezione carceri della caserma era abbastanza limitata. All’interno vi erano delle celle di punizione, ancora oggi esistenti ma non visibili, molto simili alle borboniche della succursale nel castello.

Di particolare interesse il locale officina dei legatori ove un monta carichi sembra ancora oggi trasportare faldoni di documenti dalla parte inferiore della caserma. Un cartello sbiadito sa di minaccia ai trasgressori attenzione non provocare incendi; un adesivo su un tavolo reca la scritta tipografia.

Tra un contenitore e l’altro una pubblicità che colpisce il visitatore “S.P.A. Uranio Roma, Fabbrica Macchine Tipografiche Fonderia Caratteri”, un suggerimento, una mossa pubblicitaria che oggi, facendo una ricerca sul web, sembrerebbe vana.

 

One thought on “L’arte di Gutenberg nel carcere di Gaeta”

  1. Mauro says:

    Articolo emozionante!
    Merita veramente di essere preso in considerazione e rivalutarlo nelle prossime pubblicazioni su Gaeta.

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