Prove di evasione. Walter Reder; 1979 - nicolaancora.it

Prove di evasione. Walter Reder; 1979

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Nicola Ancora

Walter Reder (Austria; 1915-1991) è tristemente noto alla storia italiana del XX secolo per la strage di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema. Paesi indifesi, le cui uniche colpe erano di trovarsi quasi lungo la linea Gotica, che i nazisti avrebbero dovuto difendere ad ogni costo, ed essere considerato un covo di ​banditen(traditori). Con questo termine venivano etichettati i partigiani che aiutavano gli Alleati a respingere il controllo nazifascista dell’Italia dopo ​Cassibile. Dal 29 settembre al 5 ottobre del 1944 i soldati del 16° battaglione SS Panzer Grenadier, guidati dal maggiore Reder, uccisero non meno di mille civili, molti dei quali erano bambini, donne e anziani; categorie che, data l’età, non presero parte ai combattimenti.

Prima di giungere in Italia, la carriera di Reder, detto anche Bubi o ​faccia d’angelo, dalle fraulein tedesche, si svolse in diverse campagne belliche in Europa.

Nel 1941 prese parte all’operazione Barbarossa e, prima, anche a quella che portò l’annessione dell’Austria alla Germania; nel 1938.

Quattro anni prima scelse di lasciare la sua nazione di nascita, a soli diciannove anni, ed unirsi alla divisione truppa delle SS; non a quella poliziesca come, invece, avrebbe fatto il suo coinquilino nella fortezza di Gaeta; Herbert Kappler.

Nel 1951 fu condannato all’ergastolo e rinchiuso in un reclusorio militare (ricavato in un vecchio castello) dove stette fino al 1985; quando, dopo aver scritto una lettera dove si diceva pentito, il 28 gennaio ritornò in Austria. Al suo rientro, ritrattò tutte le scuse; imputando il tutto ad una mossa politica dell’avvocato.

Lì fu accolto con tutti gli onori. Rischiò di morire ben tre volte; la prima, nel 1941, quando fu ferito alla nuca da un proiettile vagante; la seconda, nel 1943, quando un colpo gli causò la perdita dell’arto sinistro (da lì l’appellativo de ​il monco); la terza, nel 1951, quando l’allora p.m. chiese la pena di morte con fucilazione alla schiena, poi commutata in ergastolo.

La vita nel carcere di Gaeta non poteva essere definita sofferente, almeno non per lui. Viveva nella parte alta della fortezza, in un’ala denominata ex ufficiali. Quattro stanze; delle quali,un bagno, una cucina, un refettorio, un terrazzo.

Dal 1977 era l’unico nazista rinchiuso nel forte Angioino, dopo la clamorosa fuga di Herbert Kappler, nello stesso anno, dall’ospedale militare Celio di Roma; ancora oggi avvolta nel mistero.

Un appunto del 6 aprile 1979 mette in guardia il comandante del reclusorio di Gaeta, e non solo, della concreta possibilità di evasione del prigioniero di guerra Walter Reder, detenuto, dal 1951, nella struttura medievale.

Le fonti alle quali il documento attinge sono ​frammentarie e fiduciarie; quindi da verificare dal SISMI.

Si parla di un commando formato da ex militari germanici, già compagni d’arme del maggiore Reder. L’evasione non sarebbe stata attuata con l’uso della forza, consci della sicurezza interna e dell’architettura; bensì l’ausilio verrebbe dalle particolari caratteristiche antropiche e naturali locali.

Si parla pur sempre di un castello costruito, stando alle fonti, nel XIII secolo e, successivamente, rimaneggiato architettonicamente da altre Casate ed usi.

Il commando, per la fuga, avrebbe utilizzato vecchie fognature, cunicoli e grotte che dal castello si affacciano sul mare. Nel dispaccio si fa riferimento anche ad aperture dal castello verso il mare; sbocchi che avrebbero dovuti essere controllati.

Si ordinava al comandante del reclusorio di provvedere all’acquisizione di vecchie planimetrie del castello (rivolgendosi al Genio Militare) e planimetrie del vicino circondario e del sottosuolo (al comune di Gaeta).

Le fonti parlano anche del coinvolgimento di​indigeni, cittadini locali, e di personale interno al reclusorio.

Ottenute le carte, sarebbe servito l’ausilio di specialisti per la lettura di esse e analisi del sottosuolo.

In un altro documento, successivo, del 9 aprile 1979, con oggetto ​Detenuto Reder, sua sorveglianza; mittente​il Ministro della difesae destinatari​Comandante Generale dell’arma dei carabinieri, il Direttore del Servizio di informazioni militari, il Direttore Generale del sottuffesercito, si dà conferma a quanto riferito nel dispaccio precedente.

Il documento protocollato con il numero 0350, reca la dicitura​urgentissimo. Contrariamente al poc’anzi analizzato, qui sono elencati i provvedimenti da attuare. Quanto segue avrebbe dovuto essere realizzato nella più completa riservatezza per ​sventare l’eventuale tentativo e per l’azione dissuasiva che il fallimento di esso potrebbe costituire nei riguardi di ulteriori azioni.

Al Generale dei carabinieri si chiedeva il rinforzo dei controlli e, quindi, riconoscimenti per coloro considerati sospetti, non solo nella città marinara; quanto anche nella vicina Cassino.

Nel mese successivo, nella città martire, avrebbe dovuto aver luogo una manifestazione con numero svariato di cittadini tedeschi in occasione della ricorrenza di una battaglia del II conflitto mondiale.

Si sottolinea la verifica delle competenze militari e, nel caso di esito negativo, un addestramento all’uso delle armi da parte del personale di custodia.

La direttiva per il SISMI (servizi segreti) data dal ministro era di non bloccare le comunicazioni esterne e i colloqui che, il Reder, periodicamente aveva con delegazioni austriache (politici), conoscenti dall’estero o dall’Italia.

La sala colloquio era al pian terreno e per accedervi, dalla sua cella, il boia di Marzabotto avrebbe dovuto varcare ben quattro cancelli (dall’interno); tre dall’esterno.

Nella nota si legge come nessun cancello avrebbe potuto essere aperto prima che fosse stato chiuso il precedente. I servizi segreti avrebbero dovuto controllare la posizione di tutto il personale di custodia e dei fornitori (appaltatori esterni) che entravano nel reclusorio.

Come già detto poc’anzi, ciò che ci si aspettava era un’evasione non ottenuta con la forza, ma con il​raggiro; espedienti quali uso dell’uniforme italiana, documenti ben falsificati.

All’Aeronautica militare si faceva richiesta di non sorvolare il reclusorio ad una quota inferiore ai 500 metri.

Alla Marina militare si dava il compito di controllare periodicamente lo specchio di mare antistante al carcere con una boa luminosa.

Ai carabinieri era affidato il compito di controllare con vetture radiomobili le strade adiacenti al reclusorio e identificare tutte le persone ritenute sospette.

Fu istituito un servizio di guardia integrativo dall’aprile 1979 per i mesi a seguire; svolto dai militari della brigata ​Folgore(particolarmente qualificati), ubicati nei punti più sensibili. Chiunque entrasse, sarebbe stato controllato e costretto a seguire una procedura d’emergenza. Un militare dell’arma dei carabinieri nella parte antistante al reclusorio procedeva con l’identificazione del visitatore (di Reder). Una volta identificato, veniva accompagnato in una sala d’attesa. Controllati i documenti e ricevuto il consenso del comandante; avrebbe dovuto passare per tre cancelli, una perquisizione e sotto un metal detector. La perquisizione sarebbe stata uguale per il Reder.

All’entrata del visitatore, questi arrivava prima del detenuto; all’uscita, il visitatore sarebbe potuto uscire soltanto dopo che il detenuto fosse rientrato nell’ala a lui riservata (ex ufficiali). Bobi, come era più comunemente chiamato, era solito portare sotto il braccio destro, l’unico rimastogli, una cartellina in pelle di colore marrone chiaro.

Il colloquio avrebbe dovuto essere sorvegliato a vista, ma non auditivo, in quanto ​la legge penitenziaria lo vieta.

Si allega uno schizzo planimetrico degli ambienti riservati a Reder.

Riferimenti

Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti(Documento declassificato, a seguito della comunicazione del Presidente delConsiglio dei Ministri alla Presidente della Camera dei Deputati 26/6/2015).

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